{"id":2022,"date":"2019-07-04T12:51:19","date_gmt":"2019-07-04T10:51:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ambbratislava.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/07\/il-contributo-degli-anniversari\/"},"modified":"2019-07-04T12:51:19","modified_gmt":"2019-07-04T10:51:19","slug":"il-contributo-degli-anniversari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambbratislava.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/07\/il-contributo-degli-anniversari\/","title":{"rendered":"IL CONTRIBUTO DEGLI ANNIVERSARI"},"content":{"rendered":"<p>(autore: Franti\u0161ek Hru\u0161ka)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli italiani, che nel corso della prima guerra mondiale appoggiavano la lotta delle nazioni slave per la libert\u00e0, sono stati ispirati dal messaggio di Giuseppe Mazzini sul rispetto delle nazioni, piccole o grandi che siano, in contrasto con la politica imperialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un insieme di circostanze ha fatto s\u00ec che i grandi punti di svolta nella nostra storia siano accaduti negli anni che finiscono con il numero otto (basti pensare al 1918 o il 1968). Negli ultimi cento anni ce ne sono stati talmente tanti che l\u2019anno scorso non sapevamo a che cosa dedicare maggiore attenzione. Alla fine l\u2019attenzione maggiore si \u00e8 concentrata sulla fine della prima guerra mondiale anche perch\u00e9 si tratta di un punto di svolta di tutta l\u2019Europa, che ha portato alla nascita dello Stato indipendente dei cechi e degli slovacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stampa e la televisione si sono concentrate soprattutto sulle manifestazioni ufficiali, deposizioni di corone e discorsi dei politici, che hanno ricordato alla nazione le opinioni radicate al riguardo di tali eventi e la loro importanza per la vita successiva della societ\u00e0. Gli storici e coloro che del passato si interessano un po\u2019 di pi\u00f9 hanno avuto l\u2019occasione di osservare pi\u00f9 attentamente la storia che risale a cento anni fa, perch\u00e9 infatti era pi\u00f9 complessa, pi\u00f9 contraddittoria e meno univoca rispetto alla memoria collettiva delle nazioni. Sono stati pubblicati nuovi libri mentre i giornali pubblicavano articoli sui fatti e contesti meno noti. L\u2019importanza degli eventi ha fatto s\u00ec che ci\u00f2 sia accaduto non soltanto da noi, ma anche in altri paesi d\u2019Europa. Per noi (slovacchi) ci\u00f2 \u00e8 stato importante per due motivi. Da una parte gli articoli hanno spesso riportato informazioni di cui non eravamo a conoscenza e allo stesso tempo hanno contribuito ad una maggiore informazione sulle nostre nazioni, che solo allora sono apparse sul palcoscenico della storia mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra queste pubblicazioni rientra anche il libro dello storico italiano <strong>Francesco Leoncini <em>Alternativa mazziniana<\/em><\/strong> (in slovacco <em>Mazziniovsk\u00e1 alternat\u00edva<\/em>),\u00a0uscito l&#8217;anno scorso presso la casa editrice Castelvecchi di Roma. A marzo 2019 l\u2019<strong>Istituto Italiano di Cultura<\/strong> ha organizzato, presso la Biblioteca Universitaria di Bratislava, un seminario\/conferenza alla presenza dell\u2019illustre autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Giovane Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leoncini parte dal presupposto che l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra contro due avversari. Da una parte l\u2019Impero Austro-ungarico dall\u2019altra le nazioni slave che erano al suo interno. Il patto stipulato a Londra nel 1915 tra l\u2019Italia e i paesi dell\u2019Intesa non soltanto non prendeva in considerazione le differenze tra le richieste di frontiere naturali e storiche, nel modo in cui erano percepite dai movimenti che lottavano per i diritti dei loro popoli, ma non prendeva in considerazione nemmeno l\u2019eterogeneit\u00e0 dell\u2019Impero Austro-ungarico, il peso e il ruolo delle nazioni slave, perch\u00e9 la loro cultura e la loro storia erano in Italia quasi sconosciute. Per questo motivo \u00e8 importante quanto afferma Leoncini sul ruolo di Mazzini e dei suoi seguaci, che appoggiavano il punto di vista dei popoli slavi nella loro lotta per la liberazione nazionale in contrasto con le posizioni dei rappresentanti del governo e dei nazionalisti dalle visioni imperialiste sul futuro dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leoncini ha tentato di ricostruire il processo in cui la corrente mazziniana risorgimentale si \u00e8 manifestata appieno nel corso della prima guerra mondiale, quando ai comitati dei fuoriusciti dalla monarchia asburgica formatisi in Europa occidentale venne riconosciuto il diritto alla lotta per l\u2019indipendenza delle loro nazionalit\u00e0. Ha voluto anche sottolineare come questa trasformazione si saldasse con le aspirazioni di quei paesi che desideravano creare stati indipendenti al di fuori dell\u2019egemonia austro-ungarica e quanta importanza ci\u00f2 avesse per la rinnovata strategia internazionale dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visione di Mazzini di un\u2019Italia unita e libera veniva sempre collegata con la libert\u00e0 di tutta l\u2019Europa ed era questo il motivo per cui aveva fondato non soltanto la \u00abGiovine Italia\u00bb, ma gi\u00e0 nel 1834 anche la prima comunit\u00e0 internazionale democratica, la \u00abGiovine Europa\u00bb. Per noi \u00e8 importante sapere che Mazzini, a differenza dalla maggioranza dei politici italiani, ha dedicato una grande attenzione alle nazioni slave e al loro impegno per la parit\u00e0, ricordato gi\u00e0 nel 1848 nel suo articolo <em>Del Moto Nazionale Slavo <\/em>[<em>era inesatto il termine nell\u2019originale<\/em>] e sviluppato nel 1857 nelle sue <em>Lettere slave<\/em> e di nuovo ripetuto in uno dei suoi ultimi scritti <em>Politica Internazionale<\/em> del 1871. Nelle <em>Lettere Slave<\/em> prendeva in esame le federazioni di popoli piuttosto che ridotte unit\u00e0 statali, che sarebbero state troppo piccole e troppo deboli nel contesto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>Grande Illiria<\/em> Mazzini includeva la Croazia, la Carinzia, la Serbia, il Montenegro, la Dalmazia, la Bosnia e la Bulgaria. Egli riuniva gli slavi in quattro gruppi: polacchi, russi, cechi e slovacchi e gli slavi del sud. Non era d\u2019accordo sull\u2019unione degli slavi dell\u2019Europa centrale con la Russia, perch\u00e9 in tal modo si sarebbero avuti invece di 40 milioni di persone libere dai Balcani all\u2019Adriatico, che avrebbero costituito una barriera contro il dispotismo russo, 100 milioni di succubi di una sola volont\u00e0 tirannica. Il messaggio mazziniano del rispetto delle nazioni, piccole e grandi, in contrasto con la politica imperialista ha ispirato un gruppo di storici, politici e giornalisti italiani i quali nel corso della Prima Guerra mondiale sostennero la lotta per la libert\u00e0 dei popoli slavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1914 Umberto Zanotti-Bianco, influenzato dalle idee mazziniane, fond\u00f2 la Collana \u00abLa Giovine Europa\u00bb dove venivano pubblicate opere, che informavano l\u2019opinione pubblica sui movimenti nazionali della regione danubiana e dei Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando l\u2019Italia ha denunciato l\u2019alleanza con gli Imperi Centrali, personalit\u00e0 quali Leonida Bissolati, Giuseppe Antonio Borgese, Gaetano Salvemini, Giovanni Amendola ovvero Luigi Albertini del \u00abCorriere della Sera\u00bb riaffermarono l\u2019attualit\u00e0 di tale questione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Mazzini dei Cechi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio di Mazzini \u00e8 stato ripreso anche da T.G. Masaryk che nei suoi ricordi lo riporta come fonte di idee rivoluzionarie. Il centro della sua visione similmente a Mazzini, \u00e8 l\u2019interpretazione democratica dell\u2019autodeterminazione nazionale, basata sugli ideali dell\u2019umanit\u00e0, democrazia e tolleranza. Leoncini percepisce Masaryk come mazziniano di seconda generazione. Richiama l\u2019opera di Masaryk <em>La Russia e l\u2019Europa<\/em>, pubblicata in Germania prima della guerra e tradotta in italiano nel 1925.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ruolo dell\u2019Europa centrale di Masaryk, area che va dal Baltico al Mare Egeo e che sta tra la Germania e la Russia, \u00e8 simile a quello di Mazzini. Mazzini temeva la pressione del dispotismo zarista, Masaryk quella dell\u2019espansionismo tedesco, per questo motivo proponeva una barriera latino \u2013 slava contro il pangermanismo. Anche lo storico italiano Gaetano Salvemini ha definito Masaryk \u201cIl Mazzini dei Cechi\u201d e sosteneva che gli stati danubiani, cos\u00ec come l\u2019Italia, hanno interesse a unirsi per poter far fronte all\u2019egemonia tedesca, che prima o dopo si sarebbe concretizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rappresentanti di questa corrente mazziniana si scontrarono per\u00f2 con l\u2019incomprensione di gran parte dell\u2019opinione pubblica italiana e dei rappresentanti del governo che non volevano la distruzione dell\u2019Impero Austro \u2013 ungarico e restavano fermi sulle richieste territoriali come erano state formulate nel Patto di Londra, che nella zona balcanica prevedevano l\u2019acquisizione dei territori che si stendevano dall\u2019Istria attraverso la Dalmazia fino alla Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rappresentante pi\u00f9 caparbio di questa politica italiana fu il Ministro degli Esteri Sidney Sonnino, che tra l\u2019altro era stato l\u2019unico politico favorevole all\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia a fianco della Triplice alleanza. La posizione italiana \u00e8 stata lungo tutto il periodo della guerra ambigua e l\u2019approccio alle richieste dei popoli slavi volutamente sfuggente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo illustra bene l\u2019esempio del tenente sloveno Ljudevit Pivko, che con un gruppo di soldati sloveni e cechi propose un piano per fare in modo che nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1917 gli italiani potessero tentare di sfondare il fronte vicino a Carzano in Valsugana e arrivare alla liberazione di Trento. Il piano fall\u00ec a causa di contrattempi e in alcuni casi anche per l\u2019incapacit\u00e0 di alcuni comandanti. Pivko, assieme ad un migliaio di suoi compatrioti passati dalla parte italiana, voleva creare un battaglione, ma esso non fu mai riconosciuto dagli italiani, cos\u00ec come non furono interessati a un\u2019eventuale Legione adriatica, pur essendoci stati 20 mila uomini disposti a farne parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pivko aveva rapporti d\u2019amicizia con i militari cechi e slovacchi, che invece poterono creare una loro armata. Anche qui prese il sopravvento la posizione dei nazionalisti italiani, che pensavano che questi due movimenti potessero essere tenuti distinti. Nelle sue memorie Pivko afferma che,una volta arrivato a Verona, per delle settimane non incontr\u00f2 nessuno che avesse avuto almeno una pallida idea degli slavi. Secondo gli italiani tutti gli abitanti dell\u2019Impero Austro-ungarico erano austriaci e pure fu difficile far comprendere i nuovi termini quali \u201cceco\u201d o \u201ccecoslovacco\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli italiani hanno assorbito lentamente i cambiamenti intervenuti in Europa centrale. Non tanto tempo fa pure l\u2019autore di questo articolo ha incontrato un gruppo di quattro italiani, che continuavano a parlare della Cecoslovacchia, solo uno di loro, un po\u2019 pi\u00f9 informato, li ha corretti dicendo che nel frattempo la Cecoslovacchia si era divisa e che la capitale della Slovacchia era Praga&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N\u00e9 saggio n\u00e9 conveniente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella nascita della Cecoslovacchia l\u2019Italia ha giocato un ruolo importante e prevalentemente positivo, lasciandosi per\u00f2 sempre una via d\u2019uscita aperta. Il Primo Ministro Orlando alla Conferenza delle nazionalit\u00e0 oppresse svoltosi a Roma nell\u2019aprile 1918 si present\u00f2 con un discorso enfatico a loro favore, dedicando parole particolarmente lusinghiere a \u0160tef\u00e1nik, ma quando, pi\u00f9 per volont\u00e0 di alcuni giornalisti britannici che non per quella del governo italiano, era stato deciso che la Conferenza si tenesse non a Parigi, ma a Roma, Orlando aveva cercato di tenersi fuori dalla sua organizzazione e dopo la conferenza similmente a Sonnino non si sent\u00ec parte dell\u2019iniziativa, che avrebbe dovuto portare al successo le aspirazioni dei rappresentanti dei comitati che vi avevano partecipato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso modo di procedere fu adottato alla Conferenza alleata del giugno 1918, quando nella dichiarazione finale, si volle che fosse riconosciuto soltanto uno Stato indipendente polacco con accesso al mare, senza nulla dire a proposito di uno Stato dei cechi, slovacchi o degli iugoslavi. Dopo la dichiarazione Bene\u0161 venne invitato all\u2019Ambasciata italiana a Parigi dove Orlando e Sonnino gli fecero capire che l\u2019esplicito riconoscimento dell\u2019indipendenza dello Stato dei cechi e slovacchi li avrebbe costretti allo stesso approccio nel caso degli iugoslavi, fatto che avrebbe messo in pericolo gli interessi italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia per\u00f2 non \u00e8 stata l\u2019unica ad avere una posizione poco chiara riguardo alle richieste delle popolazioni slave. Nessuno mette in dubbio il merito di Wilson per la nascita dei nuovi stati dell\u2019Europa centrale, comunque nell\u2019agosto 1917 quando \u0160tef\u00e1nik fu negli Stati Uniti Wilson non lo ricevette, come non ricevette i rappresentati del Comitato iugoslavo. Nel gennaio 1918 n\u00e9 gli Stati Uniti n\u00e9 la Gran Bretagna, n\u00e9 Francia pensavano alla disgregazione dell\u2019Impero Austro ungarico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione i giornalisti britannici consigliarono ad Orlando come far uscire l\u2019Italia da una situazione complicata, dal momento che le potenze non manifestavano molta comprensione per le pretese territoriali italiane, vale a dire di ritornare alle tradizioni di Mazzini e Cavour e di mettersi alla testa dei popoli oppressi in Austria, perch\u00e9 in tal caso gli alleati sarebbero stati costretti, conformemente ai loro impegni, ad appoggiare la lotta per la libert\u00e0 delle nazioni e riconoscere la posizione guida dell\u2019Italia, cosa che interessava anche la Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bene\u0161 nelle sue memorie \u00e8 arrivato alla stessa conclusione. Secondo lui la politica di Sonnino durante la guerra non \u00e8 stata n\u00e9 saggia n\u00e9 conveniente, nemmeno dal punto di vista italiano. Era convinto che se l\u2019Italia avesse preso una posizione pi\u00f9 aperta nei confronti degli iugoslavi, si sarebbe risparmiata le complicazioni che ha dovuto affrontare alla conferenza di pace dopo la guerra e sarebbe diventata una potenza mondiale perch\u00e9 per l\u2019opinione pubblica mondiale avrebbe acquistato il prestigio di un paese forte e generoso.<\/p>\n<p><strong>Vittoria mutilata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019anno si parler\u00e0 di pi\u00f9 della conferenza della pace di Parigi del 1919, dove gi\u00e0 abbiamo potuto avere i nostri rappresentanti di uno Stato sovrano. L\u2019Italia non ha colto l\u2019occasione e non ha presentato questo fatto come un successo, perch\u00e9 fino all\u2019ultimo non \u00e8 riuscita a rinunciare alla tentazione imperialista e a causa della delusione per i risultati territoriali ha cominciato a definire il suo contributo alla conclusione della guerra come una \u201cvittoria mutilata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per noi l\u2019anno che viviamo ha un sapore agrodolce perch\u00e9 ricorrono anche i cento anni dalla morte della persona che pi\u00f9 di tutti ha contribuito alla nostra indipendenza come Stato, Milan Rastislav \u0160tef\u00e1nik, il cui suo ultimo viaggio \u00e8 iniziato proprio in Italia.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(autore: Franti\u0161ek Hru\u0161ka) Gli italiani, che nel corso della prima guerra mondiale appoggiavano la lotta delle nazioni slave per la libert\u00e0, sono stati ispirati dal messaggio di Giuseppe Mazzini sul rispetto delle nazioni, piccole o grandi che siano, in contrasto con la politica imperialista. 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